Finestre sull’arte – Materia di Umberto Boccioni

Materia di Umberto Boccioni

Materia è un olio su tela dipinto da Boccioni nel 1912, oggi conservato alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, appartenente alla Collezioni Gianni Mattioli. Il dipinto esprime in tutta la sua vivacità il Manifesto tecnico dei pittori futuristi, scritto nel febbraio 1910. La figura al centro è Cecilia Forlani, l’amatissima madre dell’artista, un soggetto molto presente nella sua pittura e non solo. Essa è seduta sul piccolo balcone della loro casa in via Adige 23 a Milano, affacciato su piazza Trento, mentre dietro di lei si estende la città, le forme accennate di un cavallo rosso, a sinistra, e di un uomo che cammina, a destra, che rinviano a un suo quadro precedentemente dipinto. Boccioni in questa opera cerca di comporre l’ideale dissidio tra la fisicità della materia bruta e il movimento, inteso come manifestazione principale dell’energia e della vita.

Già nel suo precedente periodo divisionista, Boccioni aveva studiato il controluce ritraendo eleganti figure femminili in un interno, davanti a finestre spalancate sulla via. Ma qui, ormai, la strada è letteralmente entrata nella casa. L’artista proietta, infatti, l’immagine della madre in un movimento vorticoso, dislocandone i volumi – le grandi mani proiettate in avanti in una prospettiva rovesciata, il capo aperto, la profonda cavità scura della gonna – e soprattutto frammentandone l’unità plastica attraverso la metodica irruzione al suo interno di elementi del contesto ambientale tra cui edifici, fasci luminosi e la ringhiera in ferro battuto del balcone. L’unità tra figura e spazio circostante è resa attraverso la compenetrazione dei piani. In un conflittuale confronto con la scomposizione cubista, Boccioni conserva una propria originalità, accentuando gli aspetti di sintesi e di dinamismo, in contrapposizione alla più statica e analitica tendenza parigina.


Infine, la parola Materia è carica di significato ma di fatto rimane una parola astratta. Boccioni sceglie infatti di chiamare in questo modo un’opera dal soggetto comune e da un’ideologia rivoluzionaria. Quel che sappiamo è che nel Novecento il termine in latino matram veniva usato per intendere una “sostanza prima di cui altre sono formate”. Si può quindi dire che il titolo si riferiva a un tema sì universale ma legato in questo caso a un soggetto particolare come la madre.

Ritratto della madre, 1907, Milano, Galleria d’Arte Moderna.
Balla, Boccioni e la madre davanti a Sintesi del dinamismo umano, 1913.

Una prima laurea in Scienze dei Beni culturali e una specializzazione in Storia e critica dell’arte. Convinta aspirante insegnante, milanese di nascita, amante di tutto ciò che è artistico!
La rubrica “Finestre sull’arte” nasce per raccontare e condividere con voi ciò che conosco su opere, artisti e correnti artistiche, raccontandole in brevi articoli di pochi minuti, come se fossero delle vere e proprie pillole da assumere una volta al giorno. Perciò, se siete interessati ad approfondire la vostra conoscenza su questi temi, date un’occhiata ai miei articoli sul blog!
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