Valle d’Aosta: uno scrigno da scoprire – Il culto di san Grato e i capolavori dell’arte sacra alpina

Il 7 settembre si festeggia san Grato, patrono di Aosta e della diocesi valdostana. Egli visse nel V secolo e fu il secondo vescovo di Aosta, ma la sua esistenza è documentata anche da una fonte fantasiosa: intorno al 1270 il canonico Jacques des Cours (1268-1285) scrisse la Magna Legenda Sancti Grati, narrando che al monaco Grato, greco originario di Sparta e di nobile stirpe, apparve in un momento di preghiera una grande valle abbandonata a sé stessa che lo attendeva e, allo stesso tempo, anche il papa sognò un angelo che gli ordinava di mandare Grato ad Aosta. Una premonizione divenuta presto realtà: giunto in Valle incominciò il suo ministero cercando di convertire i pagani attraverso prodigi e miracoli diventando un predicatore esemplare tanto da venir convocato dal papa per l’affidamento di una missione importante, estrarre da un pozzo della città di Sebaste il capo di san Giovanni Battista. Grato si recò in Terra Santa assieme al discepolo Giocondo compiendo vari miracoli e, una volta arrivato a destinazione, la testa del Battista emerse miracolosamente dal pozzo posandosi tra le sue mani. Rientrò infine a Roma per donare la preziosa reliquia al papa, ma inavvertitamente la mandibola si staccò: ciò venne interpretato come un segno e Grato la portò con sé ad Aosta. La storia così narrata risultò davvero affascinante per il gusto dell’epoca, ma già nel XVI secolo si cominciò a dubitare della veridicità e le contestazioni terminarono negli anni Sessanta del Novecento, quando lo storico Aimé Pierre Frutaz dimostrò incontrovertibilmente che la leggenda era del tutto inventata. Bisogna comunque riconoscere che, senza questo contributo, non sarebbe possibile spiegare l’iconografia del santo e la sorprendente diffusione del culto anche al di fuori della Valle d’Aosta, come in Piemonte, Lombardia, Svizzera e Savoia. Nel XIV secolo la venerazione era talmente grande da scatenare tentativi di appropriazione delle reliquie da parte della popolazione e, in particolare, della nobiltà. Si narra che nel 1390 la contessa Bona di Borbone, moglie di Amedeo VI di Savoia, riuscì a farsi consegnare un dente del santo, ma sulla via del ritorno si scatenò una tempesta mai vista prima: i corsi d’acqua strariparono mettendo in serio pericolo gli abitanti di Aosta e per placare le ire del santo offeso venne organizzata la prima processione della storia, mentre una delegazione raggiungeva in tutta fretta la contessa per recuperare il dente e porre fine all’alluvione. Da qui deriva il convincimento condiviso secondo il quale san Grato protegga la diocesi da tempeste e calamità naturali: la popolarità del culto si consolida nel XV secolo, dove Grato viene principalmente venerato come santo taumaturgo e protettore dei campi e dei raccolti, spesso soggetti agli incendi e alle devastazioni. Questa nuova iconografia rappresenta san Grato con la mano benedicente alzata al cielo mentre placa la grandine e ferma le tempeste. Era infine considerato protettore contro le streghe e i demoni.

Le reliquie del santo, conservate nella splendida cassa reliquiario di san Grato, vengono portate in processione per le vie di Aosta il giorno della sua festa, il 7 settembre, e l’onore di scortarle spetta ai giovani di Fontainemore vestiti in modo caratteristico e armati di sciabola ai fini di difenderlo.

La processione del 7 settembre in onore di san Grato

Nel Medioevo, infatti, l’antica cassa in legno venne rubata da un popolo venuto a conoscenza dei poteri soprannaturali e in Valle d’Aosta si manifestarono siccità, inondazioni, carestie ed epidemie a prova della forte collera del santo. La cassa venne ritrovata in Savoia e restituita alla Cattedrale da un gruppo di muratori che, attraversando monti e sentieri tortuosi, si fermarono a Valgrisenche nei pressi di un lago – oggi denominato Lago di San Grato – per poi arrivare ad Aosta accolti da una folla trionfante e dalla riconciliazione degli elementi naturali. La solennità e la grandiosa partecipazione popolare ai riti e alle cerimonie religiose indicava l’espressione di un culto profondamente sentito e condiviso che superava i confini delle vallate, unendo tutti i Valdostani e le popolazioni d’oltralpe.

La cassa reliquiario di san Grato

L’iconografia di san Grato

Capita anche a voi di provare ad indovinare i santi affrescati riconoscendoli dai loro attributi iconografici? Io lo trovo divertente e per questo vi svelo la triplice rappresentazione di san Grato, così potrete individuarlo subito senza equivoci!

È possibile trovarlo raffigurato con le sole insegne episcopali e talvolta un libro (santo vescovo), con il capo reciso di san Giovanni Battista in mano (santo cefaloforo) e spesso anche nell’atto di far precipitare la grandine in un pozzo o di calmare gli elementi naturali scatenati (santo meteorologo) scacciando a volte anche piccoli demoni. A volte sono presenti tutti questi attributi in un’unica rappresentazione.

E ora passiamo all’arte sacra, mostrandovi un capolavoro quattrocentesco a lui dedicato e alcuni affreschi del XVI e XVII secolo dov’è presente il santo.

La meravigliosa cassa reliquiario di san Grato

La preziosa cassa reliquiario di san Grato
Il lato B della cassa

La preziosa cassa reliquiario conservata all’interno della Cattedrale di Aosta è un autentico capolavoro dell’arte sacra alpina, sorprendentemente conservato: nel 1415 il Capitolo della cattedrale dà il via alla realizzazione del progetto per la sostituzione della primitiva cassa di legno, in cui erano conservati i resti mortali di san Grato, con un reliquiario più degno per il patrono della città, affidando il compito al canavesano Guglielmo da Locana (Guillelmus de Vallecanina). Dopo la sua morte nel 1421, viene dato incarico di continuare l’opera all’orafo fiammingo Jean de Malines (Johannes de Malignes), servendosi delle figure già eseguite e ultimandola nel 1458. La cassa in legno, argento sbalzato inciso e a fusione, rame argentato e dorato misura 93 x 125 x 52 cm ed è animata da 11 piccole statue in alto rilievo: sul primo lato si riconoscono la Vergine col Bambino benedicente al centro con alla sua destra san Giovanni Battista e sant’Andrea; alla sua sinistra san Giovanni Evangelista con un’aquila posata sul Vangelo e santa Maria Maddalena, con un’ampolla tra le mani. Dall’altro lato san Giacomo al centro con un largo cappello da pellegrino, un lungo bordone e la borraccia a tracolla con alla sua destra santa Caterina d’Alessandria, incoronata, con la ruota e la spada e sant’Antonio Abate con un libro in mano e le fiamme ai piedi; alla sinistra santa Margherita con il drago e san Bernardo di Aosta con un libro e il bastone d’arcidiacono. San Grato è raffigurato su un lato breve nelle vesti di vescovo poiché, verosimilmente, a quella data non era ancora sentito il legame con la testa del Battista o con gli agenti atmosferici. Sull’altro lato minore, meno decorato, vi è una croce dorata.

Dettaglio lato A da sinistra san Giovanni Battista, la Madonna col bambino e san Giovanni evangelista
Dettaglio lato B da sinistra santa Caterina, san Giacomo e santa Margherita

La realizzazione di questa magnifica opera segna il momento centrale della produzione orafa del Quattrocento valdostano, alla quale la comunità aostana dedicò tempo e risorse. L’intera cassa era infatti ornata da una moltitudine di gemme e piccoli inserti sferici di quarzo e calcedonio e di smalti colorati: le pietre preziose vennero sostituite dalle attuali paste vitree in seguito all’invasione francese del 1691 quando il Capitolo le usò per pagare il riscatto imposto dagli invasori che minacciavano di distruggere Aosta. L’opera diventò un modello per la successiva produzione di casse reliquiario, collocando Jean de Malines al centro della committenza artistica più elitaria dell’Aosta tardo-medievale.

La Cappella di San Grato, piccolo gioiello nel centro di Aosta

La cappella di san Grato nel cuore di Aosta

Un piccolo luogo sconsacrato che spesso passa inosservato pur essendo sotto gli occhi di tutti: nel cuore di Aosta, in via Jean-Baptiste De Tillier, si cela, tra un negozio e l’altro, la Cappella di San Grato, risalente al XIII secolo con diverse manipolazioni successive. Si tratta dell’edificio più antico dedicato al santo taumaturgo e conserva due bellissimi affreschi: sulla facciata esterna, sopra l’ingresso, è raffigurata la “Madonna in trono col Bambino” tra i santi Caterina d’Alessandria e Nicola di Bari alla sua destra e le sante Barbara e Margherita alla sua sinistra.

Affresco esterno della cappella di san Grato – La Madonna in trono col bambino

In un momento successivo venne aggiunto un riquadro sulla sinistra con san Grato con il capo del Battista in mano, intento ad arrestare una tempesta di grandine e allontanando due piccoli demoni neri. L’iscrizione votiva a caratteri gotici presente nell’affresco, recante la data 26 aprile 1512, denota una delle rare testimonianze della pittura di inizio Cinquecento in Valle d’Aosta. All’interno della cappella appare invece un “Compianto sul Cristo tra i santi”, risalente all’ultimo quarto del XVI secolo, dipinto all’interno di una monumentale struttura architettonica di gusto classicheggiante ad effetto trompe-l’œil: ai piedi delle tre croci si riconosce Gesù circondato da vari personaggi che ne piangono la morte, mentre ai lati sono raffigurati a coppie, all’interno di nicchie, i santi Agata e Grato e, dalla parte opposta, le sante Lucia e Margherita, con il drago ai suoi piedi.

Affresco interno della cappella di san Grato – Compianto sul Cristo tra i Santi

Il Settecento segna il progressivo declino dell’edificio che viene chiuso al culto e ceduto nel 1781 ai Vigili del fuoco di Aosta che lo usarono come magazzino di attrezzi per il pronto intervento nel centro città: risale a questo periodo la parziale distruzione dell’affresco votivo per la realizzazione di un nuovo ingresso per facilitare il passaggio delle pompe antincendio. Nella seconda metà dell’Ottocento la cappella si trasforma in sartoria e negozio di abbigliamento – con tanto di vetrina addossata alla facciata, soppalco ligneo interno, canna fumaria e impianto elettrico – mentre i muri, compresi quelli affrescati, vengono completamente intonacati. A seguito dell’indagine stratigrafica e del restauro a cura della Soprintendenza regionale, nel 1998 la cappella è stata restituita al Comune di Aosta ed è oggi utilizzata come sede espositiva di mostre temporanee.

All’esterno è presente la statua in bronzo raffigurante il santo, realizzata nel 2012 dall’artista Roberta Bechis, che fa parte del museo diffuso “Jolis Coins”, ideato per la valorizzazione e la riqualificazione di alcuni angoli del centro. Infine, forse non tutti si sono accorti che, alzando lo sguardo di fronte alla cappella appare un affresco del XVIII secolo che ricorda il passaggio della Sindone ad Aosta nel 1578, quando venne definitivamente trasferita da Chambéry a Torino: esso raffigura tre vescovi nell’atto di esibire la reliquia con due angeli che assistono alla scena appoggiati ad una finta cornice, ispirati ai celebri Cherubini di Raffaello. Nel 1978 è stata collocata una targa al di sotto del dipinto sinodico per ricordare il quarto centenario del transito del sacro lino in Valle d’Aosta.

L’affresco del XVIII secolo che rappresenta il passaggio della Sindone ad Aosta

Ora che sapete tutto su san Grato, cosa ne dite di scoprire anche un buonissimo dolce a lui dedicato?

La Tourta de Saint Grat

Come da tradizione, gli abitanti del comune di Gressan cuocevano lo Pan nèr (pane nero di segale) nel forno del paese facendolo poi seccare sulle apposite rastrelliere in modo da conservare il prodotto tutto l’inverno in maniera ottimale. In quell’occasione raccoglievano anche le mele renette cadute dagli alberi ancora acerbe e, sfruttando il calore del forno, preparavano la tipica Torta di San Grato.

Un dolce davvero speciale poiché composto da ingredienti poveri e facilmente reperibili come la farina gialla, il burro e le mele, il tutto aromatizzato con un pizzico di cannella e delle foglioline di basilico che, oltre a dare gusto alla torta, serviva alle donne del paese per riconoscere, a seconda di come era disposto, la propria torta nel forno. Le fette hanno una consistenza morbida e umida e il sapore riporta indietro nel tempo, alla riscoperta dell’autenticità e di una ritrovata semplicità.


Ciao a tutti, mi chiamo Caterina e sono giornalista, accompagnatrice turistica e guida museale. Nel tempo libero mi dedico alle altre mie passioni: l’arte, i viaggi e la promozione della mia amata regione, la Valle d’Aosta, un piccolo scrigno tutto da scoprire! Seguite i miei consigli per conoscere le curiosità e le meraviglie custodite tra le montagne più alte d’Europa. Siete pronti a partire?
Non esitate a contattarmi: libellulatour@gmail.com

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