Finestre sull’arte – Gli affreschi di Palazzo Te a Mantova

La facciata di palazzo Te a Mantova

Approdato a Mantova nel 1524 su richiesta di Federico II Gonzaga, Giulio Romano viene chiamato a progettare Palazzo Te. Costruito tra il 1525 e il 1535 circa, poco fuori Mantova (dal centro storico è possibile prendere la navetta), l’edificio doveva essere una piccola “villa di delizie” ma in corso d’opera si trasforma e diviene il palazzo più paradigmatico del nuovo stile romano nell’Italia settentrionale, realizzato interamente con motivi estranei alla cultura mantovana.

Fu Romano a curare l’intero progetto architettonico ma ciò che vorrei portare alla vostra attenzione sono le decorazioni interne che si traducono in affresco, e talvolta in stucco, con storie mitologiche scelte per esaltare i Gonzaga e, dopo il 1530, anche l’imperatore Carlo V, che aveva concesso il titolo ducale a Federico II.

Il gusto per l’artificioso e l’antico dà forma alla Sala di Psiche, destinata ai banchetti e illustra in maniera allegorica il motivo della costruzione della villa: era luogo dell’otium, del riposo del duca, come ribadito dalla scritta latina che corre lungo tutto il perimetro della sala. L’interno è fittamente ricoperto di affreschi, mentre la volta è divisa in riquadri con cornici lignee e stucchi dorati, il cui disegno a mo’ di labirinto compare sul pavimento quasi come fossero speculari. Il soffitto in particolare spicca per la sua eccezionale spettacolarità e per le monumentali anatomie scorciate che richiamano opere dal passato recente come la Camera Picta di Mantegna di cui si è parlato nell’articolo precedente. La storia mitologica si sviluppa nella volta a cassettoni e lungo le pareti. I riquadri più famosi sono il Banchetto rustico e il Banchetto divino: Amore e Psiche sul letto nuziale, e Psiche che stringe la loro figlia Voluttà. Mentre Cerere, incoronata di spine, versa dell’acqua su un piatto d’argento e d’oro tenuto da Giunone, come simbolo di fecondità.

Sala di Psiche, Palazzo Te

Di notevole interesse è anche un’altra sala, quella chiamata dei Giganti, ultima nel 1535, che rappresenta il combattimento di Giove e la sua vittoria sui ciclopi ribelli. La sala è costruita come un continuum avvolgente e turbinante, privo di spigoli o angoli che, se desta stupore ancora oggi, fu motivo di enorme meraviglia per i contemporanei. La rovina delle mura rustiche e delle colonne affrescate, popolate da giganti dai movimenti convulsi e dai volti spaventosamente atteggiati, si placa solo nella rappresentazione della luminosa volta, incontrata intorno al trono di Giove, occupato dall’aquila che lo rappresenta, stagliato contro la finta cupola di un tempio a pianta centrale. L’affresco è scandito da un denso chiaroscuro e da colori acidi, mentre la battaglia infuria in modo quasi claustrofobico nella stanza, senza dare tregua all’osservatore. Come nella Sala di Psiche, anche qui il motivo dominante della decorazione viene ripetuto nel disegno del pavimento che moltiplica l’effetto fluttuante con un motivo a spirale, facendo di luogo <<la più capricciosa invenzione che si potesse trovare.>> (G. Vasari)

Sala dei Giganti, Palazzo Te
Particolare con giganti.
La volta

Una prima laurea in Scienze dei Beni culturali e una specializzazione in Storia e critica dell’arte. Convinta aspirante insegnante, milanese di nascita, amante di tutto ciò che è artistico!
La rubrica “Finestre sull’arte” nasce per raccontare e condividere con voi ciò che conosco su opere, artisti e correnti artistiche, raccontandole in brevi articoli di pochi minuti, come se fossero delle vere e proprie pillole da assumere una volta al giorno. Perciò, se siete interessati ad approfondire la vostra conoscenza su questi temi, date un’occhiata ai miei articoli sul blog!
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