Finestre sull’arte – Il cibo nell’arte: la Fruttivendola di Vincenzo Campi

La Fruttivendola di Vincenzo Campi

Oggi vi presento un’opera, magari poco nota, dal titolo “Fruttivendola” realizzata dal pittore Vincenzo Campi, datata 1578-81 e conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano.

Innanzitutto, devo dirvi che Vincenzo, è stato un pittore cremonese, attivo a partire dalla metà del XVI secolo, quindi in un momento molto particolare della storia dell’arte: siamo in piena controriforma, ovvero quel periodo, a partire dal Concilio di Trento (1545), che cercava di sanare il conflitto fra Protestanti e Cattolici. Per le arti il problema divenne piuttosto grave, perché le opere d’arte pubbliche erano controllate dai vescovi, e perciò realizzate secondo schemi devozionali. Tuttavia Campi è stato un pittore molto polivalente, e riuscì ad alternare pale d’altare per le chiese lombarde e scene di genere, come è il caso della nostra Fruttivendola.

In realtà quest’opera non è la sola, ma fa parte di una serie comprendente i Pollivendoli, i Pescivendoli e la Cucina, che tra l’altro il pittore, fino alla sua morte, conservò nella sua casa a Cremona, segno forse di un particolare attaccamento a questi dipinti.

Ma che cosa rappresenta? Una donna che vende frutta e ortaggi, esposti in ceste di diverse dimensioni, piccole e grandi, su piatti di porcellana e vassoi. Tutto ciò è dipinto con un senso di ordine e di bellezza; gli stessi prodotti, uva, fichi, pere, pesche, albicocche, ciliegie, carciofi, zucche, asparagi,
legumi, verze, zucchine, sono sapientemente riprodotti con cura.

Dettaglio con albicocche, ciliegie, pere e legumiLa Fruttivendola di Vincenzo Campi

La venditrice è una donna molto bella, con le gote rosse, ha i capelli raccolti in un fermaglio di fiori, una camicia bianca e un corsetto dorato che rivela le sue forme femminili. Col braccio sinistro tiene delle bellissime pesche e con l’altra mano solleva un grazioso grappolo d’uva, che ha preso dal grande cesto di fianco.

La sfondo rivela un paesaggio collinare ed è molto velato, ma sulla sinistra si intravede una scala appoggiata a un albero, e un uomo e una donna che stanno raccogliendo i suoi frutti. Forse ci tratta delle stesse ciliegie che vediamo esposte in primo piano!

Vincenzo riesce così a impaginare le nature morte di frutta e verdura offerti dalla giovane venditrice, operando una sorta di riorganizzazione razionale del cumulo di merci esposte e presentandole come un’allegoria delle stagioni che contiene anche sottili implicazioni erotiche. Il dipinto diventa immediatamente accattivante per il suo precoce naturalismo, in cui si manifesta la passione lombarda per il “vero”.

E ora un’informazione pratica: se vi è piaciuta, l’opera e la sua serie completa potete trovarle alla Pinacoteca di Brera nella sala XV sulla pittura lombarda.

Pollivendoli, 1580 ca., Pinacoteca di Brera

Una prima laurea in Scienze dei Beni culturali e una specializzazione in Storia e critica dell’arte. Convinta aspirante insegnante, milanese di nascita, amante di tutto ciò che è artistico!
La rubrica “Finestre sull’arte” nasce per raccontare e condividere con voi ciò che conosco su opere, artisti e correnti artistiche, raccontandole in brevi articoli di pochi minuti, come se fossero delle vere e proprie pillole da assumere una volta al giorno. Perciò, se siete interessati ad approfondire la vostra conoscenza su questi temi, date un’occhiata ai miei articoli sul blog!
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