Venezia d’autore – Ritrovare la Venezia autentica

E’ ancora possibile ai giorni nostri ritrovare la Venezia del secolo scorso, così come era prima del turismo di massa?

La risposta è sì, ma bisogna sapere dove cercare.

Esistono, o meglio “resistono” ancora piccole zone della città che non sono state sfigurate dall’eccesso del turismo (anche se il turismo andrebbe distinto non in base ai numeri, ma alla qualità), fazzoletti di case preservati grazie alla geografia (sono lontani da Piazza San Marco) e ancor più dal labirintico dedalo di strade necessarie per raggiungerli, che scoraggia i più.

Tra queste aree, forse la più interessante e affascinante è l’isola della Giudecca.

La Giudecca è una striscia di terra, lunga e stretta, che disegna come un sorriso subito a sud del corpo principale di isole che forma Venezia stessa.

La Giudecca

La Giudecca (il cui nome nulla ha a che vedere con i Giudei, ma ricorda i tempi in cui vi erano delle prigioni dove venivano messi i “giudicati”) è interessante perché ha avuto diverse vite, molto diverse tra loro.

All’epoca d’oro della Serenissima, gli orti e i giardini erano la vera caratteristica di quest’isola; nei giardini, spesso privati, un tempo fiorivano piante esotiche e si ha notizia di molti orti botanici dove si coltivavano piante e rare erbe medicinali, provenienti dalle più remote contrade del mondo allora conosciuto; inoltre l’isola era anche famosa per le accademie filosofiche, che in questi giardini trovavano la tranquillità per le loro riflessioni, ma quegli stessi giardini erano anche teatro di tresche e intrighi amorosi, era insomma un luogo di villeggiatura per nobili e ricchi mercanti. Tutto questo scomparve con la caduta della Repubblica nel 1797.

La Giudecca

Nell’Ottocento si ebbe una forte industrializzazione. Non c’erano però gli spazi fisici per realizzare strutture industriali in centro storico, per cui la scelta cadde inesorabilmente sull’isola della Giudecca. Nacquero così il maglificio Herion, il birrificio Dreher, la fabbrica d’orologi Junghans, la tessile Fortuny, l’enorme complesso Stucky per la produzione di farina, fino agli studi cinematografici Scalera Film.

La Giudecca

Mentre le trasformazioni del territorio segnano nelle altre città europee il passaggio tra il mondo moderno e quello contemporaneo, a Venezia si procede su un doppio binario che tende a conservare intatta ‘la città storica’ e a sviluppare con discrezione quella industriale.

Infine l’ultima grande trasformazione dell’isola si ebbe nel Novecento, con la chiusura delle fabbriche e la nuova vita dell’isola come “quartiere popolare”. Ma non solo: importanti architetti e urbanisti trasformano ampie zone dell’isola in laboratorio sperimentale di recupero e ristrutturazione delle zone ex industriali, il cui risultato è ritenuto di alto livello e ancor oggi visitato e studiato da specialisti del settore.

Ma forse quello che a noi, visitatori moderni, interessa di più è che il tempo alla Giudecca si è fermato agli anni ’50 – ’60. Camminare tra le sue calli nascoste è come fare un viaggio nel tempo che ci permette di vedere com’era la vita quotidiana di Venezia prima dell’avvento del turismo di massa. 

Consigliamo pertanto a chi voglia allontanarsi dalle strade battute per scoprire una Venezia più autentica, di prendere il vaporetto per la Giudecca, scendere alla fermata “Palanca” e ripercorrere la strana storia di quest’isola.

La Giudecca

Cosa vedere:

  • S. Eufemia:  chiesa d’antichissima fondazione veneto-bizantina del IX secolo –  il soffitto, affrescato dal Canal in stile tiepolesco, racconta episodi della vita di Sant’Eufemia – va sicuramente segnalato il gruppo scultoreo di Gianmaria Morleiter della Vergine col Cristo
  • Fabbrica Fortuny: officina per la produzione in serie di stoffe da decorazione dai disegni originali del celebre Mariano Fortuny
  • Mulino Stucky: oggi è un albergo di lusso ma la ristrutturazione ha rispettato l’architettura originale neogotica di questo imponente mulino dove si producevano 2500 quintali di farina al giorno
  • Complesso residenziale Gino Valle: per gli appassionati di architettura e urbanistica moderna
  • Ex-fabbriche della Dreher: oggi l’aera è riconvertita in laboratorio artistico-culturale
  • Ex-convento delle Convertite: oggi sede del carcere femminile –  il giovedì mattina si tiene qui davanti un piccolo mercato di frutta e verdura proveniente dagli orti interni al carcere, come parte di un programma di rieducazione per le carcerate
  • Chiesa SS. Cosma e Damiano: la chiesa non è visitabile, consigliamo invece la visita del cinquecentesco chiostro a fianco
  • Corte Grande e Corte dei Cordami: uno spaccato di vita quotidiana così com’era a Venezia nel secolo scorso
  • Chiesa del Redentore: capolavoro del Palladio eretto coma voto per la fine della peste nel 1576
  • Villa Herriot e Casa De Maria: edifici neogotici affacciati verso la placida laguna sud

Consigliamo infine di terminare la visita alla vicina isola di San Giorgio Maggiore, con la salita al campanile da cui si gode la miglior vista panoramica di Venezia e della sua laguna.

Dove mangiare:

  • Mensa Interaziendale: affacciata sulla laguna sud, la Mensa Interaziendale si trova dentro il cantiere navale Toffolo – cucina famigliare;
  • Trattoria Altanella: cucina tipica veneziana con tavoli sul canale;
  • Bar da Monica: panini e tramezzini con vista spettacolare su Venezia.

Walter Fano, nato da padre piemontese e madre veneta, ha vissuto per lo più tra Torino, Milano e Venezia, ma è in quest’ultima che si sente a “casa”. Appassionato di storia dell’arte decide di diventare guida turistica, ma con un’impronta meno accademica e più narrativa (le date e i nomi si dimenticano facilmente, le storie no). Crea l’associazione “L’altra Venezia” con l’intento di mostrare ai viaggiatori più sensibili e curiosi una Venezia meno turistica e più autentica.
Sito web: https://www.laltravenezia.it/

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